La donna seduta davanti a me ha l'aria di essere una bacchettona. Gli occhiali tenuti bassi sul naso, occhi verdi. Un sorrisetto a mezza bocca inciso col veleno. Legge un giornale tedesco, e il guardaroba non ne tradisce la natura: gonna lunga di lana, borsetta nera piuttosto consunta. Maglioncino a collo alto e una sciarpa.
Siamo fermi a Bolzano. Aspetto che il treno si riempia di gente per ripartire. Sul sedile a sinistra si siede una bella ragazza.. Occhi verdi, capelli ricci castani con riflessi biondi. Un bel portamento, e una borsa in finta pelle. Ha uno sguardo molto intenso.
Mi scorre accanto molta gente in cerca di un posto a sedere. E oggi mi sento meno poetico che mai. La situazione, d'altronde, non aiuta. Una ragazza con un bel viso e una vanitosa bacchettona con quell'aria fastidiosa da so-tutto-io. Un anno fa mi sarebbe bastato molto meno per scrivere qualcosa di vagamente ascoltabile.
La prima pagina del "Tiroler Tageszeitung" recita:"Olympische Feuer in Tirol". Ecco la notizia più importante secondo il quotidiano tedesco locale. Un uomo con un orrendo cappellino giallo che si porta dietro la fiaccola olimpica salutato da un gruppo di vecchietti in giacca blu. E con questo, la ragazza riccia si alza, seguita a ruota dalla bacchettona carica di borse e borsette pesantemente ricche di regali, lasciandosi dietro una gradevole scia di profumo. Si aggiungono un paio di donne con lo sguardo stanco dallo sfrenato shopping prenatalizio. Mi guardano male, come se dovessi a tutti i costi alzarmi per far posto alla loro amica che aspetta in piedi. Ma ho da fare. Forse stasera qualcosa da dire mi verrà in mente. Quindi è bene che non smetta assolutamente di scrivere. Mi guardano male davvero. Mi indicano con la testa e con sorrisi beffardi. Mi importa poco. Lo scrivo per il solo gusto di commentare la situazione. La loro amica ha trovato un posto. Buon per lei. Borse della Loacker e maglioni di lana. Turiste, presumibilmente, all'assalto dei mercatini per i soliti succulenti souvenir di pessimo gusto da riciclare al prossimo Natale. Ogni anno la stessa storia: treni intasati, strade intasate, alberghi intasati, città intasate. Vite intasate. Qualcuno cerca un po' di vita dietro ad un vin brulè ai banchetti di legno dei mercatini, qualcuno nasconde le proprie ansie dietro ai regali, tentando di comprare per sè solo quanto è riuscito a comperare per gli altri.. Tanto per sentirsi in pace con la propria morale. Così anche la gente che vive lungo la strada è un po' più felice a Natale, che tanto qualche spicciolo in più arriva, anche se forse non vale il freddo da patire. Siamo tutti più buoni, ultimamente.. Evitiamo di epitetare donne come bacchettone solo per l'abbigliamento per i giornali che leggono. Evitiamo di sfruttare con lo sguardo le ragazze che ci attraggono. Ci alziamo per cedere il sedile ad una donna rigonfia di borse. Ci alziamo alla svelta per far posto ad una vecchietta su un autobus: "Suvvia signora. Faccia un sorriso: è Natale!".
Non è mai esistito un Natale meno poetico. Mai ho atteso tanto come quest'anno che tutto finisca in fretta e che gennaio si affacci rapido alla porta. Con la neve. Con i sorrisi. Con le discese sulle slitte da farsi male per davvero, senza che a nessuno importasse qualcosa. Ho davvero troppe cose in testa che meriterebbero di essere scordate quest'anno.
Mi guardo un po' intorno.. Davanti a me un ragazzo .. O una ragazza? Non riesco a capirlo. Pantaloni marroni, All Star del tutto non invernali ai piedi e un volto triste che invoca la pietà degli sguardi.
A sinistra, la sorella di una mia vecchia compagnia di elementari. È splendida. Lineamenti dolci, occhi azzurri, e capelli d'oro a cascata sulle spalle. Ogni tanto si gira a guardarmi. Un sorriso celato, chiude gli occhi e si volta.
Non la conosco. Neppure lei mi conosce. Ma sono certo che mi abbia visto altre volte, così come l'ho vista io.
E oggi, più che mai, mi sono stufato di odiare le persone. Non perchè è Natale, o perchè c'è una forte richiesta del mercato che invoca un generale "volemose bbene" che va a giovare alle casse con i loro "ting". Oggi ho realizzato che non fa bene. Che dopo aver combattuto contro il corrodersi della mia identità, davvero non vale la pena di continuare a trascinarsi con sè le proprie paure e le ingiustizie subite. A volte bisogna dimenticare. E siccome l'anno si appresta a finire, sarà meglio non mancare al famelico ticchettio. Perchè così come l'orologio si è appena mosso un minuto in avanti, così tornerà a farlo fra circa un minuto. E questo è sintomo del fatto che se ci fermiamo, probabilmente i minuti passati quando torneremo a pensare di muoverci ancora saranno troppi perchè ci torni la voglia di camminare. D'altronde, al tempo, di chi siamo e di che cosa facciamo noi, non frega proprio un cazzo.
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